Come Risvegliare il tuo Potere Personale
- LidyaSentierodelcuore

- 11 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Quante volte ci siamo ritrovate con le chiavi della nostra vita in mano, per poi scegliere di buttarle via?
Ti svegli al mattino con quel peso sullo stomaco. Sai benissimo che quel lavoro, quel progetto o quella situazione hanno fatto il loro tempo, eppure resti lì. Rimandi, posticipi, costruisci scuse che non convincono nemmeno te.
Ci hanno venduto un’idea di potere che ha poco a che fare con la vera forza. Molti credono che significhi controllare, comandare, essere il capo, avere il conto in banca pieno o circondarsi di persone importanti che decidano al posto nostro, illudendoci che possano anche proteggerci.
Ma delegare la propria vita non significa essere al sicuro. Significa consegnare a qualcun altro le chiavi.
Prima o poi arriva un momento in cui non possiamo più continuare a puntare il dito fuori. È facile dire: «È colpa di quella persona, di quel capo, di quel partner, di quel guru». La domanda che cambia davvero tutto, però, è un’altra:
Perché gli ho consegnato il potere di decidere per me?
Questo non significa giustificare chi manipola, controlla, umilia o approfitta della fragilità altrui. Significa riconoscere che, per riprendere il nostro potere, dobbiamo comprendere anche ciò che accade dentro di noi.
Quale parte ha bisogno di approvazione? Quale parte cerca protezione? Quale parte teme di sbagliare e preferisce che qualcun altro scelga al suo posto?
Quella parte non va giudicata. Va ascoltata, accolta e guarita.
Il punto non è soltanto che esistono guru manipolatori, leader o persone autoritarie. Figure di questo tipo sono sempre esistite. Il vero lavoro consiste nel comprendere perché alcune di loro riescano a esercitare un’influenza così profonda sulla nostra vita.
Perché abbiamo bisogno che qualcuno ci dica chi siamo? Perché ci sentiamo più al sicuro quando deleghiamo le nostre decisioni?Perché attribuiamo ad altri il diritto di stabilire cosa sia giusto per noi e quanto valiamo?
Il vero potere non ha nulla a che vedere con una leadership che puzza di autoritarismo, con chi vive di apparenze, con chi si mette su un piedistallo o si crede superiore agli altri.
Non serve comandare a bacchetta, umiliare qualcuno per sentirsi più forti o incutere paura per essere rispettati. Spesso chi ha bisogno di schiacciare, controllare o decidere al posto degli altri ha un’enorme difficoltà a guardare dentro di sé. Usa il potere esterno per coprire un vuoto interiore che non vuole incontrare.
Ma anche noi perdiamo il nostro potere nei piccoli tradimenti quotidiani, quelli che compiamo contro noi stessi.
Accade quando diciamo di sì a una richiesta che ci pesa, invece di esprimere ciò che sentiamo. Accade quando tacciamo per paura di perdere qualcuno, di deluderlo o di non essere più accettate. Accade quando passiamo il tempo a capire cosa vuole l’altro, invece di domandarci che cosa serve davvero a noi.
Il paradosso è che restiamo fermi, in attesa che qualcuno ci dia il permesso di essere felici, di cambiare strada, di dire basta o di ricominciare.
Ma chi sono queste persone? Chi è questa presunta "autorità" che decide per noi? Perché abbiamo affidato a certi modelli, ruoli o figure il diritto di stabilire quanto valiamo?
La verità è che il vero potere è scomodo. È la capacità di essere ciò che sei, anche quando questo delude le aspettative degli altri. È assumerti la responsabilità delle tue scelte senza cercare continuamente un colpevole, un salvatore o qualcuno che ti autorizzi a vivere.
Chi è davvero nel proprio potere non cerca seguaci, non desidera sottomettere nessuno e non ha bisogno di elemosinare ammirazione. Non impone la propria verità e non pretende di conoscere quella degli altri.
Quando sei davvero te stessa, il tuo potere diventa uno spazio aperto, non una prigione. Ti permette di rispettare la tua libertà senza minacciare quella di chi ti sta accanto. Ti consente di lasciare gli altri liberi di essere ciò che sono, senza controllarli, usarli o consumarli.
Riprendere il proprio potere significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Significa smettere di aspettare che qualcuno ci autorizzi a cambiare. Significa uscire dalla continua ricerca del colpevole o del salvatore. Significa riconoscere che, ogni volta che affidiamo ad altri il compito di dirci cosa sia giusto per noi, rinunciamo a una parte della nostra libertà.
Il vero cammino interiore non consiste nel trovare qualcuno da seguire ciecamente, ma nel diventare abbastanza presenti da ascoltare la propria verità.
Gli insegnanti possono indicare una direzione, offrire strumenti, accompagnarci per un tratto. Ma nessuno può vivere la nostra vita al posto nostro.
Lo stesso vale per qualsiasi percorso di crescita interiore, comprese le Letture Akashiche. Spesso si pensa che una guida spirituale, un Maestro o una lettura debbano dirci cosa fare. In realtà, è esattamente il contrario. Una Lettura Akashica autentica non nasce per sostituirsi al tuo libero arbitrio, né per prendere decisioni al posto tuo. Può aiutarti a portare luce su ciò che stai vivendo, a comprendere dinamiche profonde e a vedere con maggiore chiarezza ciò che forse non riesci ancora a riconoscere. Ma la scelta rimane sempre tua. Se usiamo qualsiasi strumento spirituale per delegare la responsabilità della nostra vita, stiamo semplicemente spostando il nostro potere fuori da noi. Il vero scopo di un percorso di consapevolezza è l'opposto: aiutarti a ritrovare la tua voce interiore, perché nessun Maestro, nessuna guida e nessuna lettura potranno mai scegliere la tuo posto.
Se ti riconosci in queste dinamiche e senti di essere bloccato, nel video che trovi qui sotto ho approfondito alcune essenze australiane che possono sostenerti nel recupero della tua forza interiore.
I fiori non sono bacchette magiche e non sostituiscono le nostre scelte. Possono però accompagnarci in alcune fasi della vita, aiutarci a riconoscere ciò che ci trattiene e sostenerci mentre impariamo a tornare in contatto con noi stessi.
Arriva quasi sempre un momento in cui tocchiamo il fondo. Ed è proprio lì che, quando la sofferenza di non essere ciò che siamo diventa insopportabile, qualcosa scatta.
Smettiamo di chiedere il permesso. Smettiamo di aspettare il via libera. Smettiamo di domandare agli altri chi dovremmo essere.
Iniziamo a fare pulizia. Lasciamo andare ciò che non ci appartiene più, anche quando questo provoca rumore, incomprensioni o resistenze.
La guarigione non si trova in un manuale di istruzioni. Non è un’equazione matematica in cui aggiungi i fiori, ripeti qualche pensiero positivo e tutto si sistema.
Guarire significa ascoltare il messaggio che arriva dal corpo, entrare in contatto con quella parte profonda che non mente e scegliere di camminare lungo la propria strada senza negare nulla di sé.
Significa accogliere ciò che emerge, anche quando è scomodo. Significa riconoscere la propria verità senza aver bisogno di dimostrare che sia giusta o sbagliata.
La tua verità non ha bisogno di conferme esterne.
Ha bisogno di essere ascoltata, accolta, vissuta e integrata.
Solo allora puoi tornare a essere te stesso fino in fondo.




Commenti